Associazione Istruzione Unita Scuola-Sindacato Autonomo

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giovedì 11 gennaio 2018

Potenza, sindaci dei Comuni della provincia contro il dimensionamento scolastico



Accorpamenti, chiusura di direzioni didattiche, smembramenti
I sindaci dei Comuni lucani della provincia di Potenza sono sul piede di guerra per le decisioni assunte nel piano triennale di dimensionamento delle istituzioni scolastiche della regione Basilicata – 2018/2021. Sul tavolo la continuità didattica e la preoccupazione per la perdita di iscritti nonché di plessi.

A San Fele l’istituto cittadino verrà spostato in un altro ambito, ovvero dal comune di Rapone al comune di Bella. Afferma il sindaco Donato Sperduto: "Chiediamo di mantenere San Fele, che potrebbe essere comune aggregatore, con Rapone e l'aggregazione ad Atella in virtù di un passato comune che non si può interrompere.  Invito il Consiglio regionale a rettificare questa proposta con un minimo di buon senso, con una soluzione che unifichi il territorio". Appello condiviso dalla sindaca di Rapone Felicetta Lorenzo, che sottolinea come lo stesso consiglio di istituto e la popolazione scolastica si siano  espressi contro il passaggio di San Fele nel così detto “ambito 2”: "Se viene riconosciuta l'iscrizione già richiesta dei 95 migranti residenti nell'area - aggiunge -raggiungiamo i numeri richiesti. Con la legge sui piccoli Comuni, inoltre, potrebbero scattare altre salvaguardie". Il passaggio coinvolgerebbe anche Ruvo del Monte. Aggiunge il sindaco Donato Carmine Romano: “Ci smembrano l'istituto comprensivo di San Fele, che va con Bella mentre Ruvo del Monte e Rapone vanno con Atella. Sarebbe più facile che Atella venisse associato a San Fele".

San Chirico Nuovo, invece, dovrà affrontare la chiusura di due direzioni scolastiche su quattro: “Il passaggio da Tolve ad Oppido creerà non poche difficoltà – denuncia il sindaco Vincenzo Baldassarre – perché si tratta di aree agli estremi. Il nostro disegno è di accorpare San Chirico, Albano e Campomaggiore con Tolve, con cui facciamo molte attività, portando avanti autonomamente l’obiettivo di superare le pluriclassi ma così il piano scontenta praticamente tutti". Ad appoggiarlo il sindaco di Tolve Pasquale Pepe che afferma: "Con la proposta del sindaco di San Chirico nessun comune sarebbe svantaggiato. Serve un piano corrente, logico e imparziale. Così non è. La proposta è incoerente, sono stati usati due pesi e due misure, non sono state osservate le prescrizioni delle linee guida. Chiediamo che degli attuali quattro istituti comprensivi ne vengano mantenuti tre: Oppido, Tolve con Albano e Campomaggiore,  Laurenzana, accorpando il resto e garantendo così una soglia di circa 500 alunni per ogni istituto. Questo semplice disegno non porterebbe danni a nessuno e consentirebbe di tener fede alla volontà dei sindaci e alle linee guida".

Di parere opposto la sindaca di Oppido Lucano, Antonietta Fidanza, per la quale la procedura adottata per la definizione del piano si è svolta nella massima legittimità. "Ormai - dice - noi ragioniamo in termini di razionalizzazione dei  servizi in ambito territoriale, superando i campanilismi. Ho appreso con stupore la posizione del Comune di Tolve, abbiamo servizi condivisi, abbiamo aderito al distretto turistico, stiamo costituendo il Gal". E aggiunge: “Non c'è nessuna soppressione, la scuola resta dov'è, c'è solo il trasferimento della dirigenza scolastica".

Stessa sorte di smantellamento toccherebbe a Satriano di Lucania. Il primo cittadino Vicenzo Pascale contesta il disegno della Provincia "di smantellare l'istituto comprensivo con un nuovo istituto che unisce Savoia, Sant'Angelo, Satriano con la presidenza a Brienza. Si tratta di una cosa assurda, le linee guida sono un indirizzo che va rapportato ai territori, Satriano è un paese centrale e la percorrenza è minore rispetto a Brienza. Chiediamo che ci sia l'accorpamento ma che la direzione resti a Satriano, per la posizione geografica e per i trasporti". Sulla stessa posizione la sindaca di Savoia di Lucania Rosina Ricciardi che evidenzia come quello del suo comune sia “un territorio frastagliato, con frazioni che distano anche 13 chilometri e 71 bambini che vengono dalle frazioni. Se la direzione va a Brienza  - afferma - le famiglie iscriveranno i loro figli a Picerno e così rischiamo di chiudere la scuola".

Dal canto suo il sindaco di Terranova del Pollino Francesco Ciancia denuncia "l'idea scellerata di aggregare la scuola di Terranova di Pollino all'istituto comprensivo di Viggianello", segnalando che “per quattro o cinque mesi all'anno, a causa della condizione della viabilità, ci vuole 1 ora e mezza per raggiungere Viggianello. Siamo una comunità montana, abbiamo tanti problemi, per mantenere vive le comunità facciamo i salti mortali. Chiediamo di essere lasciati con Senise. La Val Sarmento tra l'altro ha avuto pochi giorni fa un finanziamento di 1,8 milioni per un polo unico scolastico".

Infine, lo smembramento dell’istituto superiore “Enrico Fermi” di Muro Lucano: il liceo scientifico verrebbe accorpato con il Pasolini di Potenza, l’I.P.I.A.S. di Pescopagano e l’I.T.I.S. di Picerno, entrambi facenti parte dell’Istituto
d’Istruzione Superiore murese, il primo al “Giorgi” di Potenza e il secondo all’I.T.I.S. “Einstein” sempre di Potenza.

Il Consiglio regionale della Basilicata, in vista delle diverse richieste avanzate in quarta commissione, si riunirà in seduta straordinaria lunedì 15  gennaio 2018 alle 10 nell’aula Dinardo del palazzo della Giunta regionale proprio per discutere del piano di dimensionamento scolastico.
ANNA MARTINO

lunedì 8 gennaio 2018

Scuola, iscrizioni online: dal 9 gennaio aperta la registrazione



Dalle ore 8:00 del 16 gennaio alle ore 20.00 del 6 febbraio sarà possibile fare l'iscrizione vera e propria 
Iscrizioni al nuovo anno scolastico ai nastri di partenza. Dalle ore 9 del 9 gennaio, per le famiglie sarà possibile registrarsi al portale dedicato alle iscrizioni online per le classi prime di scuola primaria e secondaria di I e II grado. Poi, dalle 8:00 del 16 gennaio alle 20.00 del 6 febbraio 2018, sarà possibile invece fare l'iscrizione vera e propria. Il sito dedicato www.iscrizioni.istruzione.it è online e contiene tutte le informazioni utili per lo svolgimento della procedura e alcuni tutorial per supportare le famiglie. Chi ha un'identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) potrà accedere con le credenziali del gestore che ha rilasciato l'identità. Altrimenti si potrà fare la normale registrazione al portale e seguire passo dopo passo la propria procedura di iscrizione. Le iscrizioni online riguardano anche i corsi dei Centri di formazione professionale regionali (nelle Regioni che hanno aderito). Per le scuole dell'infanzia la procedura è cartacea. L'adesione delle scuole paritarie al sistema delle 'Iscrizioni on line' resta sempre facoltativa. Anche quest'anno il Ministero ha realizzato uno spot di servizio per dare informazioni utili alle famiglie che sarà diffuso sui canali social del MIUR e trasmesso dalla RAI negli spazi dedicati alla comunicazione istituzionale. Per chi è ancora alla ricerca della scuola più adatta alle proprie esigenze o dell'indirizzo da scegliere, il portale di riferimento è 'Scuola in Chiaro' con le schede sintetiche su tutti gli istituti, i principali dati, l'offerta formativa in chiaro e i Rapporti di autovalutazione delle scuole che contengono, fra l'altro, punti di forza e obiettivi di miglioramento. Fra le novità per chi si affaccia alla scuola di secondo grado, ci sono i nuovi indirizzi quadriennali sperimentali che partiranno a settembre. Hanno avuto il via libera alla sperimentazione già 100 classi: 44 al Nord, 23 al Centro, 33 al Sud. Si tratta di 75 indirizzi liceali e 25 indirizzi tecnici. Sono 73 le scuole statali coinvolte, 27 quelle paritarie. Per altre 92 classi il Ministero chiederà al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il parere per includerle nella sperimentazione. Novità anche per gli indirizzi professionali, riformati da uno dei decreti attuativi della legge 107 del 2015 approvati ad aprile. Dal 2018/2019, I percorsi saranno di 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi passeranno da 6 a 11: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l'assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico. Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Le scuole potranno utilizzare le loro quote di autonomia, in relazione all'orario complessivo, per rafforzare i laboratori e qualificare la loro offerta in modo flessibile. -


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sabato 6 gennaio 2018

Dimensionamento scolastico. San Fele (Pz): Minori stranieri salverebbero il plesso


Voci dissonanti sul nuovo piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche per il triennio 2018-2021 adottato nel Potentino, oggetto della contesa nell’ultima assemblea dei sindaci fino all’approvazione nel consiglio provinciale. Tra le opposizioni al taglio di 10 istituti – 6 nel solo primo ciclo – con passaggio da 85 a 75, le proteste del sindaco di Tolve, Pepe, ed in particolare nel comune di San Fele. Lo scorso 28 dicembre, infatti, con delibera consiliare votata all’unanimità, il centro della Valle di Vitalba ha deciso di non recepire il decreto che elimina l’Istituto Comprensivo per accorparlo a Bella. Decisione che incide anche sugli studenti di Ruvo del Monte e Rapone, fino a quest’anno con lezione proprio a San Fele, i quali sono stati dirottati ad Atella. Il sindaco sanfelese Donato Sperduto si è detto “fuducioso, insieme ai colleghi di Ruvo del Monte e Rapone che in audizione nella quarta commissione consiliare regionale si terrà conto della volontà dei Comuni così come previsto dalla norma innanzi richiamata e dalle linee guida regionali”. In favore di un dietrofront ci sarebbe il mancato conteggio da parte dell’Ufficio Scolastico regionale dei 95 minori stranieri presenti sul territorio e coinvolti dai progetti di accoglienza. Questi, aggiunti ai 307 studenti registrati, secondo l’amministrazione pubblica, inciderebbero sul totale dei frequentanti, scongiurando la chiusura del plesso ed anzi con proposta di inglobare Atella. Dunque, vicenda tutt’altro che decisa. Davvero un “caso scuola” che potrebbe cambiare il destino dell’utenza in Basilicata.



Articolo completo: http://www.trmtv.it/home/attualita/cronacheurbane/2018_01_03/160293.html

mercoledì 5 luglio 2017

La spiaggia di Porto Potenza ha issato la sua ennesima Bandiera Blu

La spiaggia di Porto Potenza ha issato la sua ennesima Bandiera Blu ... Città di Potenza Picena, dagli spettacoli degli studenti delle scuole

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venerdì 13 gennaio 2017

Permessi di lavoro retribuiti per assistenza e malattia

Come e quando richiedere permessi di lavoro anche prolungati e retribuiti per assistere un familiare affetto da grave infermità e per altri gravi motivi personali.
 
Il dipendente del  pubblico o del privato ha diritto a una serie di permessi di lavoro giustificati e di  periodi di assenza retribuiti o non, più o meno brevi. Di seguito, una panoramica completa per ciascun caso.
Permesso di 3 giorni
Il lavoratore ha diritto a 3 giorni di permesso retribuiti nel corso di un anno per motivi specifici come il decesso o grave infermità del coniuge (anche se legalmente separato) e del parente entro il secondo grado, anche se non convivente. Nel computo non rientrano le festività e i giorni non lavorativi. Sono cumulabili con i permessi concessi ai sensi della Legge 104. Possono essere utilizzati entro 7 giorni dall’evento che motiva la richiesta, ma se si può concordare la fruizione frazionata. Nel caso di decesso del coniuge o di un parente il lavoratore deve presentare una dichiarazione sostitutiva, mentre in caso di grave infermità la certificazione sanitaria di un medico del SSN, da presentare entro 5 giorni dal rientro al lavoro. Possono esserci anche motivi personali particolari (non specificati) che spingono il lavoratore a chiedere il permesso: si rimette alla discrezionalità del datore di lavoro valutarne le legittimità.
Permessi biennali 
I congedi biennali retribuiti sono stati disciplinati inizialmente dalla Legge n. 388/2000 che ha previsto questa possibilità per i genitori di persone con grave handicap. In seguito il decreto n. 119 /2001 ha fissato ulteriori condizioni. Da ultimo la sentenza della Corte Costituzionale (18 luglio 2013, n. 203) ha allargato la platea dei beneficiari
 °    coniuge coniuge convivente della persona disabile (non ricoverato a tempo pieno);
  • padre o madre, anche adottivi o affidatari, del disabile in caso di mancanza (assenza, divorzio, separazione legale o abbandono), decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente (la convivenza deve essere accertata);
  • uno dei figli (fratelli o sorelle) conviventi della persona disabile, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • un parente o affine di terzo grado convivente del disabile nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori, i figli e i fratelli o sorelle conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.
    L’INPS ha precisato che il familiare del lavoratore disabile può beneficiare del congedo biennale retribuito a parte dello stesso disabile (messaggio n. 24705 del 30/12/2001).
    Al lavoratore viene erogata, per  il periodo del congedo (coperto da contribuzione figurativa), un’indennità che corrisponde all’ultima retribuzione. A corrisponderla è il datore di lavoro che la anticipa e poi la detrae dai contributi previdenziali che versa all’INPS. Durante il periodo di congedo bnon si maturano ferie, tredicesima e TFR. Il congedo non può superare la durata totale di due anni per ogni persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa. La richiesta segue specifiche istruzioni a seconda del richiedente.
  • Dipendente pubblico: occorre presentare un’autocertificazione con stato di handicap, parentela con la persona da assistere, convivenza, dati anagrafici del lavoratore e del disabile, insieme alla certificazione di handicap grave; la domanda si presenta al dirigente responsabile.
  • Lavoratori assicurati INPS: si presenta un’autocertificazione sulla base di moduli previsti sul sito dell’INPS o presso le sedi territoriali in cui sono indicati precisi elementi come lo stato di handicap (con il certificato medico redatto ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge n. 104/1992), la parentela con la persona da assistere, i dati anagrafici e quelli del lavoratore; la domanda si presenta all’INPS tramite il sito dell’istituto dotati di PIN, patronati o Contact Center multicanale (numero verde 803164).
    Congedo parentale esteso
    Il D.Lgs. 151/2001, agli art. 47 e segg. disciplina il congedo parentale fino ai 3 anni di età del figlio, in caso di grave malattia, per entrambi i genitori alternativamente. Fino agli 8 anni, invece, ciascun genitore può assentarsi a turno per 5 giorni l’anno. In caso di adozione, il congedo può essere prolungato fino ai 6 anni (fino ai 12, è fruibile per i primi tre anni di adozione o affidamento). Questi congedi non sono soggetti a visite fiscali e il datore di lavoro deve obbligatoriamente concederli. La malattia deve essere documentata con invio telematico all’INPS e al datore di lavoro. Durante il congedo si matura la retribuzione ed anche i contributi previdenziali ai fini pensionistici ma non le ferie nè la tredicesima.
    Contributi per baby-sitting o servizi per l'infanzia
    In cosa consiste il contributo economico utilizzabile, in alternativa al congedo parentale, per il servizio di baby-sitting e come accedervi.
    Permessi non retribuiti
    È possibile fruire del congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari (Legge 53/2000). Il congedo può essere richiesto dal dipendente pubblico o privato, è pari a due anni nell’arco della vita lavorativa e può essere utilizzato anche in modo frazionato. Durante tale periodo conserva il posto di lavoro ma non il diritto alla retribuzione, né può svolgere alcun tipo di attività lavorativa. I gravi motivi per cui è richiesto il congedo sono (Decreto Ministeriale 278/2000):
  • necessità derivanti dal decesso di un familiare;
  • situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell’assistenza di familiari;
  • situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo.
    Sono inoltre considerate “gravi motivi” le situazioni, escluse quelle che riguardano direttamente il lavoratore richiedente, derivanti dalle seguenti patologie:
  • patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale (incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche);
  • patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
  • patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richieda il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la responsabilità genitoriale.
    Questi motivi devono riguardare: coniuge, figli anche adottivi, genitori, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle anche non conviventi, portatori di handicap parenti o affini entro il terzo grado. Il congedo può essere richiesto anche per i componenti della famiglia anagrafica indipendentemente dal grado di parentela, quindi anche in caso di famiglia di fatto.
    Richiesta
    Occorre allegare la certificazione rilasciata da un medico specialista del SSN o convenzionato. La domanda si presenta tramite autocertificazione al datore di lavoro che, entro 10 giorni, deve dare l’esito della richiesta potendo anche rigettarla. Occorre però motivare il diniego sulla base di ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del dipendente, che può anche fare una nuova richiesta nei successivi 20 giorni

sabato 7 gennaio 2017

SAN FELE:< Anno 969 d.C.- Anni 1886 e seguenti>


Anno 969 d.C. Ottone I di Sassonia, dopo la vittoriosa battaglia di Bovino, fa costruire su una delle tre cime che sovrastano la Valle di Vitalba, e precisamente su quella centrale, che da allora si chiamerà Monte Castello, un fortilizio con funzione di avvistamento e difesa contro i Bizantini. E’ nata San Fele, ovvero il Castrum Sancti Felicis.
Che sia stato l’imperatore sassone a costruire la rocca, e non Federico II come vogliono altri, può essere confermato dal fatto che, in occasione della numerazione civica del 1908, venga assegnato, fra i luoghi da censire, la Rampa di Ottone I, corrispondente all’attuale via Francesco Stia.
Il none dato al Castrum, “San Felice”, spiegato con la probabilità che i costruttori fossero Venosini, devoti di quel santo vescovo africano di Tripoli martirizzato a Venosa sotto Diocleziano. Thumbnail image
Preesistente alla Rocca era pure la Contea di Armatiedi o Armaterra, che si vantava di un castello, ora ridotto a pochi ruderi, perché distrutto nel 1431 dal conte di Sant’Angelo dei Lombardi, Giovanni Zurlo. In contrada Masone era già un castello ed un altro in contrada Valvano, appunto dei Conti Balban, che tanta parte avranno nella storia dell’Abbazia di Santa Maria di Pierno.
Anno 1020: Enrico II di Baviera, detto il Litigioso, essendosi opposto al nuovo imperatore Ottone II, vinto e relegato nel Castrum Sancti Felicis per breve tempo, liberato diverrà re di Germania, ma soprattutto egli è il padre dell’imperatore Enrico II ovvero S. Enrico.
Anno 1022: l’imperatore San Enrico visita il Castrum con il Patriarca di Aquilonia, l’arcivescovo di Colonia, l’arcivescovo di Milano, Eriberto di Intimiano, e numerosi Vescovi, Conti, Marchesi e Baroni.
Anno 1036: come conseguenza delle lotte tra l’arcivescovo di Milano e i Valvassoridi, alcuni milanesi sono confinati proprio a San Fele, liberati da Corrado II, essi restano a San Fele, a causa dell’epidemia che interessava Milano, imparentandosi con donne della vicina Vitalba, saranno queste le prime famiglie del paese: Faggella, Ruggiero, Tomasulo, Russino, Mazzia, Muccia.
Anno 1041: i Normanni si stanno affermando nell’Italia meridionale, è con loro il sanfelese Ardoino, uno dei milanesi non rientrati nella propria città, che in premio otterrà il titolo di Signore di San Fele. Nasce così la Baronia, i successori saranno Pietro, Giazzolino e Tancredi.
Annno 1090: la malaria, che miete vittime nella vallata sottostante, spinge gli abitanti di Vitalba a cercare rifugio nella vicina altura ed a popolare il borgo. Sorge la prima Chiesa, dedicata a San Nicola (oggi facciata del palazzo Frascella) e successivamente quelle di San Vito e Sant’Eustachio (scomparse) e quella dell’Addolorata.
Anno 1121: San Guglielmo da Vercelli fonda la Chiesa di Pierno.
Anno 1128: i Papi osteggiano i Normanni e lo scontro armato fra Ruggiero II e Onorio II si conclude con i primi accordi di pace stipulati ad Montem Sancti Felicis, cioè sulla Rocca.
Anno 1131: lotte fra Ruggiero II e i Principi normanni appoggiati dai Papi, nuovi flussi verso il Castello a causa delle devastazioni di Vitalba. Gilberto de Balban conquista la rocca; pace fra Ruggiero II e Papa Innocenzo II.
Anno 1189: Gilberto II de Balban, amplia la Chiesa di San Guglielmo, i lavori terminano nell’anno 1197.
Anno 1197: inizia la dominazione Sveva nel Meridione d’Italia
Anno 1224: nella neo fondata Università di Napoli vengono chiamati ad insegnare Giordano da San Fele ed il clericus Giovanni di Armaterra.
Anno 1240: il castello di San Fele dventa uno dei soli quattro Castelli Curiali di tutto il Meridione d’Italia.
Anno 1253: Enrico il minore, figlio di Federico II, è dal fratello Corrado, nuovo imperatore, mandato prigioniero nel Castello di San Fele e fatto uccidere per mano del Castellano Giovanni Moro.
Anno 1266: Carlo d’Angiò è il nuovo Re di Napoli, malumori per tassazioni e vessazioni, per cui diffuso banditismo e San Fele ridiventa Feudo affidato a Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun, per ritornare poco dopo alla Regia Curia.
Anno 1270: il re Carlo d’Angiò fa provvedere ad ulteriori fortificazioni del Castello
Anno 1273: ribellione di Bartolomeo de Ruggiero contro la tassa maritale ed il tentativo di stupro della figlia. Uccisione di soldati francesi e fuga di tutti i cittadini nel Bosco di Santa Croce contro l’Editto di sterminio emanato da Carlo d’Angiò: è il così detto Vespro della Valle e il momento della Piccola Repubblica di Santa Croce.
Anno 1274: il 15 agosto i sanfelesi, perdonati, ottengono che la firma del provvedimento sia, dai messi del re Carlo, apposta in Pierno, ai piedi della Vergine, da ciò la solenne celebrazione dell’Assunta a Pierno il 15 di ogni agosto.
Anno 1284: San Fele, Armaterra e Vitalba diventano un sol Feudo.
Anno 1382: la regina di Napoli, Giovanna, e il marito Ottone di Brunswick sono prigionieri nella Rocca.
Anno 1416: Ser Gianni Caracciolo, Gran Siniscalco del Regno, e la sua famiglia governeranno San Fele fino all’anno 1487.
Thumbnail imageAnno 1438: la Valle è schierata con gli Aragonesi; Antonio Caldora, capitano di ventura al soldo di Renato d’Angiò, bombarda e distrugge il Castello, altrimenti imprendibile.
Anno 1456: un terribile terremoto distrugge la Chiesa di Pierno.
Anno 1487: San Fele torna alla Regia Curia, in occasione della seconda congiura dei Baroni contro gli Aragonesi.
Anno 1502: gli Spagnoli scendono alla conquista del Regno di Napoli; San Fele, con Ascoli, Atella e Labriola diventa Feudo del Vice re di Napoli, Guglielmo Cialone Principe d’Oranges, e poi per la fellonia di questi, nell’anno 1532, è data in feudo da Carlo V ad un suo generale, il Principe Antonio de Leyva. E’ questa famiglia a provvedere, nell’anno 1551, alla ricostruzione e all’ampliamento della Chiesa di Pierno, e nel frattempo, nel 1514, dichiarata Abbazia dal Papa Leone X.
Anno 1514: inizia la costruzione della Chiesa Matrice “Santa Maria della Quercia”, i lavori saranno ultimati nell’anno 1584.
Anno 1555: costruzione della Chiesa dell’Annunciata
Anno 1603: il feudo è dai Leyva venduto ai Grimaldi.
Anno 1613: i Doria acquistano il feudo e saranno Signori di San Fele fino al 1811.
Anno 1627: costruzione della Chiesa di Santa Lucia.
Anni 1502-1734: numerosi terremoti, frane, carestie e pestilenze nonché l’esosità della tassazione, comportano l’emigrazione all’interno del regno ed un diffuso fenomeno di banditismi; nel frattempo, sul finire del 1600, nasce l’Università, successivamente sarà il Comune, e con essa i Baroni e i Principi lasciano il posto alle nuove classi emergenti dei Civili, fra i sanfelesi più illustri del periodo: Padre M° Giovanni Battista Guglielmo Leone.
Anni 1735-1860: il Regno dell’Italia Meridionale passa ai Borboni; verso la metà del 1700 il numero degli abitanti cresce e con esso le attività, tra cui la lavorazione della lana grezza grazie alla costruzione di Valchiere.
Anno 1759: la Chiesa Matrice si amplia con l’aggiunta delle navate, delle cappelle laterali e della cupola di scuola vanvitelliana.
Anno 1799: l’Università di San Fele è fra le prime ad innalzare l’Albero della Libertà della rivoluzione napoletana.
Anno 1800: il 9 Ottobre nasce, da Giovanni Battista de Jacobis e Giuseppina Muccia, Giustino Sebastiano Pasquale, Missionario in Terra d’Africa, morto nella Valle di Alighediè il 31 luglio 1860 e proclamato Santo il 26 ottobre 1975.
Anni 1861-1863: all’Unità d’Italia segue il periodo del Brigantaggio, al quale San Fele partecipa con alcuni suoi capibanda.
Anni 1886 e seguenti: frutto macroscopico dell’Unità sarà il fenomeno preminente e devastante dell’emigrazione di massa causando un calo demografico del paese dai 12000 abitanti del secondo ‘800 ai 3000 attuali.

San Fele24ore: SAN FELE:< Anno 969 d.C.- Anni 1886 e seguenti>: Anno 969 d.C. Ottone I di Sassonia, dopo la vittoriosa battaglia di Bovino, fa costruire su una delle tre cime che sovrastano la Vall...

martedì 6 dicembre 2016

POLITICHE SOCIALI, ALLA BASILICATA OLTRE CINQUE MILIONI DI EURO

Alla Regione Basilicata oltre cinque milioni di euro di fondi statali per la rete del welfare, il sostegno agli alunni disabili e l’assistenza ai disabili gravi che non possono contare sull’aiuto delle famiglie. 

Dopo lo schema di riparto definito in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni, sono stati assegnati alla Basilicata 3.472.375 di euro, pari all’1,25 per cento delle risorse del Fondo nazionale per le Politiche sociali pari a 311.589.741 euro, di cui 277.790.028 destinati alle Regioni e 33.799.713 al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 

L’accesso al Fondo non è automatico, in quanto la quota destinata alle Regioni è erogata solo dopo il monitoraggio degli interventi attivati nell’anno precedente e il rendiconto della spesa. Le Regioni, inoltre, devono presentare la programmazione degli interventi che intendono realizzare nell’ambito della presa in carico dell’utente e per rafforzare i servizi e l’assistenza domiciliare. 

Inoltre, per le funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche e sensoriali, alla Basilicata sono stati attribuiti 637.785 euro. Le risorse sono ripartite tra le due province di Potenza e Matera in proporzione alla presenza degli alunni e alla spesa media storica sostenuta nel triennio 2012-2014. 

Con il decreto “Dopo di noi”, infine, sono stati assegnati alla Regione Basilicata novecento mila euro. Il decreto individua i requisiti per l’accesso alle misure di assistenza, cura e protezione per l’assistenza alle persone con disabilità grave (secondo la legge n.104/92) prive del sostegno familiare. Questo si compenetra ed arricchisce le risorse che già la Regione Basilicata nell’ambito del piano straordinario della disabilità aveva attribuito a questa tematica.